4 Febbraio 2026

Consumi elettrici 2025 secondo Terna: cosa sta cambiando davvero per imprese, prezzi e mercato dell’energia

I consumi elettrici italiani nel 2025 non sono cresciuti.
Ma è cambiato profondamente il modo in cui l’energia viene prodotta, distribuita e prezzata. I dati ufficiali Terna raccontano una fotografia che ogni consulente energia, ogni impresa energivora e ogni operatore del mercato dovrebbe leggere con attenzione, perché spiegano molto bene perché il PUN si è mosso in un certo modo nel 2025 e perché nel 2026 sarà fondamentale spiegare ai clienti da cosa nasce il prezzo dell’energia, non limitarsi a comunicarlo.

Secondo l’ultimo comunicato ufficiale di Terna, nel 2025 il fabbisogno elettrico italiano è stato pari a 311,3 TWh, un valore sostanzialmente stabile rispetto al 2024. In pratica, l’Italia ha consumato più o meno la stessa quantità di energia elettrica, ma è cambiato in modo importante come questa energia è stata prodotta e da quali fonti è arrivata.

La domanda è stata coperta per l’84,9% dalla produzione nazionale e per il 15,1% dal saldo con l’estero, quota di import in diminuzione rispetto all’anno precedente. Questo indica un sistema elettrico leggermente più autonomo, meno dipendente dall’energia comprata oltre confine.

Le fonti rinnovabili hanno coperto il 41% del fabbisogno, un punto percentuale in meno del 2024, principalmente per il calo dell’idroelettrico dopo un anno eccezionale. Per compensare questa riduzione, la produzione termoelettrica – soprattutto a gas – è cresciuta del 4,6%, mentre il carbone ha continuato a diminuire con un ulteriore ‑13,5% di produzione.

Un sistema a due velocità: industria e servizi

Terna descrive il 2025 come un anno a “due velocità”: una prima parte debole, con consumi in calo, e una seconda parte in ripresa, trainata soprattutto da alcuni comparti industriali.

L’indice IMCEI (che misura i consumi elettrici di circa 1.000 imprese energivore allacciate alla rete di alta tensione) chiude il 2025 con una flessione di ‑0,7% rispetto al 2024. Questo dato medio però nasconde un recupero nella seconda metà dell’anno, segno che molte aziende hanno progressivamente aumentato l’attività

Guardando ai singoli settori:

  • risultano in crescita siderurgia, meccanica, cemento/calce/gesso e alimentare;
  • sono in calo metalli non ferrosi, chimica, mezzi di trasporto, cartario, ceramiche e vetro.

Nel terziario, l’indice IMSER – che misura i consumi elettrici dei servizi sulla base dei dati di diversi distributori – evidenzia nei primi dieci mesi del 2025 una crescita di circa +2,6%. Questo segnala che uffici, logistica, retail, strutture ricettive e servizi in generale stanno aumentando il loro peso nella domanda elettrica nazionale.

A livello territoriale, la domanda elettrica del 2025 è quasi stabile al Nord (+0,1%), in leggero calo al Centro (‑0,4%) e al Sud e Isole (‑0,7%). Per chi opera sul mercato significa che non tutte le aree e non tutti i settori si muovono allo stesso modo: servono letture e strategie differenziate.

Mix di generazione: più fotovoltaico, meno idroelettrico, gas in rimonta

Oltre ai volumi, è fondamentale capire da dove arriva l’energia elettrica. Nel 2025 il quadro del mix è molto chiaro.

  • Le rinnovabili complessivamente coprono il 41% del fabbisogno, ma questa quota è la somma di due dinamiche opposte: record del fotovoltaico e forte calo dell’idroelettrico.
  • Il fotovoltaico segna un nuovo massimo storico, con una crescita di circa +25% e una produzione annua superiore ai 44 TWh, sostenuta da un mese di giugno da record (circa 5,7 TWh, +35,6% rispetto a giugno 2024).
  • L’idroelettrico torna invece su livelli più normali, con una riduzione nell’ordine del ‑21% rispetto al 2024, anno che aveva beneficiato di condizioni idrologiche molto favorevoli.
  • La produzione da carbone continua a ridursi in modo significativo (‑13,5%), confermando il percorso di phase‑out di questa fonte.

Cosa ci serve sapere … in pratica…

  • Il sole sta diventando il vero regolatore del prezzo dell’energia
  • L’idroelettrico non è più una garanzia stabile
  • Il gas torna a determinare il prezzo nelle ore critiche
  • Il PUN è sempre più legato a meteo e produzione rinnovabile

Il PUN Index GME nel 2025: cosa ha fatto il prezzo all’ingrosso

Per capire come questi cambiamenti si riflettono sui prezzi, è utile guardare all’andamento del PUN Index GME, il nuovo indice di riferimento del mercato elettrico all’ingrosso.

Dal 1° gennaio 2025 il tradizionale PUN è stato sostituito dal PUN Index GME, calcolato dal Gestore dei Mercati Energetici come media dei prezzi zonali ponderata per le quantità acquistate, con la stessa logica del vecchio PUN ma dentro un quadro normativo aggiornato.

Secondo le serie mensili di ARERA, riportate in tabelle di uso comune nel settore, il PUN Index GME monorario 2025 mostra questa dinamica (valori in €/kWh):

  • Gennaio 2025: 0,143030 €/kWh (circa 143 €/MWh)
  • Febbraio 2025: 0,150360 €/kWh
  • Marzo 2025: 0,120550 €/kWh
  • Aprile 2025: 0,099850 €/kWh
  • Maggio 2025: 0,093580 €/kWh
  • Dicembre 2025: 0,115490 €/kWh

Nei mesi intermedi (estate e autunno) il prezzo medio mensile si è generalmente collocato nell’intorno di 0,10–0,12 €/kWh, con un PUN di novembre, ad esempio, pari a circa 0,117 €/kWh (117 €/MWh), in lieve risalita rispetto a ottobre.

Tradotto

  • il 2025 parte con prezzi ancora alti nei primi mesi,
  • scende in modo deciso con la primavera e la forte produzione rinnovabile (specialmente fotovoltaico),
  • si stabilizza su livelli più moderati nella seconda parte dell’anno, pur con qualche risalita verso l’inverno per l’aumento dei consumi e il maggiore uso del gas.

Questo andamento rende evidente il legame tra:

  1. offerta rinnovabile elevata → PUN più basso;
  2. minore produzione rinnovabile e più termoelettrico a gas → PUN in aumento, anche se il prezzo del gas in sé non è ai picchi del 2022.​

Accumuli e nuova sicurezza energetica

Accanto a Terna, vari report di settore evidenziano il ruolo crescente degli accumuli elettrochimici nel sistema italiano ed europeo.​

Nel 2025 la potenza di accumulo installata in Italia è aumentata di circa 1,7 GW, con 723 MW di nuovi impianti utility scale che hanno portato la capacità totale delle batterie di grande taglia intorno a 1,9 GW, pari a circa il 20% della capacità operativa dell’Unione Europea. A livello UE, la capacità complessiva supera i 10 GW, più del doppio rispetto al 2023.​

Nel settembre 2025, le batterie italiane hanno scaricato mediamente 1,1 GW nella fascia serale 19:00–20:00, coprendo circa il 3% della domanda in quell’ora, con un potenziale di crescita fino a sei volte considerando i progetti in costruzione o autorizzati.​​

In termini semplici:

  • le batterie permettono di spostare l’energia rinnovabile prodotta nelle ore “ricche di sole” verso le ore serali, quando altrimenti il prezzo sarebbe dettato quasi solo dal gas;​
  • questo aiuta a tagliare i picchi di PUN Index GME e a rendere più prevedibile il costo dell’energia per utenti finali e operatori.​​

Cosa significa per il 2026 e per chi vende energia

I numeri che abbiamo raccontato sono una bussola molto utile per leggere il nuovo anno. Per chi vende energia questo significa non parlare più solo di prezzo.
Serve spiegare ai clienti perché il prezzo si muove e come oggi sia possibile governarlo meglio rispetto al passato, grazie a rinnovabili, PPA, accumuli e nuove logiche di approvvigionamento.

Per approfondimenti: